giovedì 10 marzo 2011

SI FA QUEL CHE SI PUO' (o che si vuol)

Si tratta di una frase usata molto spesso per descrivere, anche se modestamente, tutte quelle "piccole" azioni che ognuno di noi compie per modificare, sconvolgere o solo creare un qualcosa.
Qualcosa di nuovo, che mai si era pensato di dover affrontare, ma quando in una normalissima sera bagnata di vino e affumicata da un caloroso camino scoppiettante nella testa di tre semplici ragazzi parte un'idea è li che si sente che c'è bisogno di agire.
E allora si comincia a fare politica, sana o insana che sia, e si scopre che in ognuno di noi è nascosta una voglia, un'idea, sarà ripetitivo, ma un "qualcosa" di cui ne abbiamo tanto bisogno ma che per svariati motivi non esponiamo mai al parere della gente.
Non è paura.
Di cos'altro dovremmo avere paura in questo mondo avviato verso la sua autodistruzione??
Ma è rassegnazione alle continue delusioni che ci vengono lasciate in eredità da chiunque prima di noi ha intrapreso la strada del ribelle, del rivoluzionario...ormai targati come terroristi...in un epoca che confrontata con il periodo buio della rivoluzione francese sconvolgerebbe anche lo stesso Roberspierre!
Ma almeno lui ci mise la testa, ed è un'esempio da seguire.
Il mio motto è sempre stato: meglio pentirsi di un "qualcosa" fatto e sbagliato che di un'inutile rinuncia all'azione!
E già il fatto di aver cominciato, anche così...per gioco, questa interessante avventura nelle idee utopiche della gente mi farà stare bene con la coscienza.
Non sono un'esperto di blog...ma si può sempre imparare...per il momento sfrutto questo mezzo fantastico quasi come un diario dove spero di ritrovare un giorno un parlamento pari, anzi sicuramente migliore di quello che oggi tra 'na trombata e 'na tirata fa finta di governarci.
un caloroso abbraccio a tutti i lettori.
Turi

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